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21.08.18 – ULTIMO GIRO PRIMA DEL RIENTRO: SAUTERNES

Un giro a Sauternes.

La settimana passata a Bordeaux è stata a dir poco perfetta, in ogni dettaglio.

La città è stata una piacevole scoperta, con la sua vitalità, le sue attrazioni, una serie infinita di locali per tutti i gusti: ristoranti, cafè, vinerie, creperie, e chi più né ha più né metta. Una città sempre in fermento e, pur tuttavia, dal ritmo sempre piacevolmente rilassato.

Tutti sono stati gentilissimi con noi, persino il personale degli uffici postali, che ha perso almeno un’ora per aiutarci a capire come imballare alcune bottiglie di vino che volevamo spedire a casa.

E poi, ovviamente, le visite che abbiamo fatto nei vari châteaux, sono state anch’esse fantastiche, ciascuna nel suo specifico per ragioni diverse. E io le ho adorate tutte, anche se ammetto che quella che mi è rimasta particolarmente nel cuore è stata, forse, l’ultima.

A questo punto, però, devo fare una piccolissima introduzione in merito al sistema di classificazione dei vini di Bordeaux.

Innanzitutto, non esiste un solo sistema di classificazione, ma ce ne sono ben 5:

  1. Le classement de 1855;
  2. Le classement des Graves;
  3. Le classement de Saint-Émilion;
  4. Le classement des Crus Bourgeois du Médoc;
  5. Le classement des Crus Artisans.

Magari, ne riparleremo un po’ più approfonditamente in un altro pezzo. Quello che mi interessava ora era fare un brevissimo cenno alla classificazione del 1855. Nello specifico, la classificazione di Bordeaux del 1855 comprende i vini rossi del Médoc, un Cru rosso di Graves (lo Château Haut-Brion), e i vini liquorosi di Sauternes e Barzac.

E dunque, questo viaggio alla scoperta di Bordeaux non poteva terminare che con una visita al villaggio di Sauternes e ad uno degli Châteaux censiti nella classifica del 1855.

In particolare, la nostra scelta è caduta su uno château 2éme Grand Cru Classé, secondo la classificazione di Bordeaux del 1855, lo Château d’Arche[1].

Ora, i più ferrati di voi potranno obiettare che un 2éme Grand Cru Classé non è gran cosa. È un po’ come se fosse il secondo vincitore in una gara con due soli partecipanti, dal momento che sono appunto solo due le categorie contemplate per i vini liquorosi…

Beh, che dire, forse avete ragione voi! Io, personalmente, ho trovato questa visita particolarmente stimolante e, se glielo chiedete, Diego vi confermerà che ho lasciato un pezzettino di cuore lì, tra una vigna e una barriques…

Perché tanto entusiasmo vi domanderete.

Non lo so. Forse, perché era l’ultima visita, e avevo già un po’ il groppo in gola all’idea di dover lasciare la Francia, Bordeaux, le vigne.
Forse, perché il panorama, mentre da Bordeaux ci spostavamo a Sauternes, era un susseguirsi di collinette piene di vigne, in una giornata assolata.
Forse, perché la visita in sé è stata per me una sorta di spartiacque rispetto alle altre.

Si, perché quando siamo arrivati allo Château (non prima di esserci concessi un pasto “frugale” in paese, a base di paté de fois gras de canard e Sauternes, per entrare nel giusto mood), siamo stati accolti da una sorridente ragazza di nome Olivia[2] (mi permetto di dire ragazza, perché non aveva certo più della mia età, e guai se qualcuno di voi contesta il fatto che io mi definisca ragazza a 41 anni suonati, perché ve le suono!!!).

Già il fatto che ci sia chi vi sorride in maniera onesta, non per dovere, ma per sua indole, è una cosa che allarga il cuore.
Ma, in tutta onestà, la cosa che ha fatto più presa su di me è stato scoprire che Olivia non era la persona normalmente addetta alle visite, bensì il Maître de Chai (maestro cantiniere).

Capisco che per gli esperti questo possa essere poco importante. Ma, dal mio punto di vista, arrivare in uno château, nella rinomata zona di Bordeaux, dove spesso tutto sembra un po’ commerciale, e dove la persona che ti accompagna alla scoperta dello château è una persona estremamente preparata, certo, che magari apprezza il vino di un certo livello, di sicuro, probabilmente un wine specialist con tanto di titoli, ma che molto spesso la vigna non la vive…

Ecco, per me, poter fare la visita con il Maître de chai fa tutta la differenza!

Poi, se si tratta di una donna ancor di più, perché ho la percezione che il mondo del vino sia ancora un po’ troppo maschile, per i miei gusti.

Dunque, tornando ad Olivia, che di esperienza sul campo ne aveva da vendere, e alla nostra visita, devo dire che mi ha molto colpito il modo in cui parlava della vigna, di ogni singolo piede di vigna, di ogni grappolo d’uva, con grande competenza, ma soprattutto con un entusiasmo, una passione, un amore quasi di una madre per un figlio.

Olivia ci ha portato prima in vigna, spiegandoci il lavoro che veniva fatto mese per mese, e descrivendoci i vari momenti di vita della vigna.
Poi, come se non mi avesse già sufficientemente impressionato, dicendomi che per ogni piede di vigna si producono solo 2 calici di vino, ci ha portato nel suo regno: la cantina.

Qui ci ha mostrato i tini d’acciaio e di cemento, e le botti, per metà nuove e per metà usate, nelle quali riposavano i vini dei tre vitigni usati per confezionare il Sauternes: Sémillion, Sauvignon Blanc e Muscadelle.

Certo, non potevamo accontentarci di ammirare semplicemente la cantina.

E, difatti, siamo passati alla degustazione. Per primo un esemplare di Sauternes che aveva fatto solo acciaio (questo per poter cogliere meglio il reale contributo del legno), poi i singoli vini prodotti a partire dai tre ceppi, separatamente. E, infine, sempre dalla botte, due esemplari dello stesso Sauternes uno confezionato solo con botti nuove e uno solo con botti usate.

Fare una degustazione di questo tipo ti apre porte segrete. Inizi, davvero, a cogliere le differenze tra acciaio e legno, e tra legno nuovo e legno usato, e l’importanza del giusto mix di elementi, a seconda del risultato finale che vuoi ottenere. E in questo, a Bordeaux sono maestri.

So che alcuni criticano questo modo di fare il vino, lo giudicano una sorta di forzatura, perché a loro dire in questo modo il vino non è più rappresentativo dell’annata, del clima, del territorio, e via discorrendo.

Non so che dirvi. Io trovo affascinante l’idea di assaggiare un vino pensando che, forse, 200 anni fa un’altra me stava degustando lo stesso vino. Trovo affascinante l’idea di due vini così simili tra loro, pur non essendo identici, come io e l’altra me siamo simili, ma non identiche…

Lo vivo come una sorta di piccolo viaggio nel tempo e la cosa mi piace!

Ad ogni modo, per tornare alla degustazione “à la barrique”, è un’esperienza che consiglio a tutti coloro che vogliono, come me, scoprire il mondo del vino e affinare la sensibilità olfattiva e gustativa.

Bene direte voi, ma dopo la degustazione “à la barrique”?

Tranquilli, dopo questa fantastica degustazione, Olivia non si è accontentata, ma ci ha fatto, infine, degustare tre vini imbottigliati, un second vin, Prieuré d’Arche 2014[3], che di secondo ha solo il fatto che in alcune annate, se con l’enologo ritiene che il vino non sia all’altezza di un 2eme grand cru classé, si sceglie di non produrre altro che il second vin; e due 2eme grand cru classé, Château d’Arche 2008[4] e Château d’Arche Lafaurie 2003[5].

Le differenze in termini di colori, aromi e gusto ovviamente erano incredibili, anche se, come dico sempre, ciascun vino preso a sé era un ottimo vino. In ogni caso, la mia personale preferenza è andata al 2003 che ho portato con me a casa, per la ragionevole cifra di 45,00 euro, e che ora riposa beatamente nella mia cantinetta. LOL

Perché ho scelto proprio questo vino?

Che posso dirvi, forse per il suo bel colore, così carico e brillante, e per quella sua consistenza nel bicchiere.
Poi per il naso che mi ricordava frutti maturi e marmellate di albicocche e di pesche. Ma anche qualche nota di miele, di vaniglia, di tostatura; una leggerissima nota ossidativa, che a me piace. E, infine, per la sua consistenza in bocca, soffice, delicato, dolce, senza essere stucchevole.

Mi è piaciuto, tutto questo e l’idea del lavoro che c’era dietro. Mi è piaciuto perché aveva 15 anni, perché mi parlava di un tempo che è stato. Di un’estate caldissima, e delle piogge settembrine che hanno permesso la diffusione della botrytis cinerea sulle uve.
Perché mi ha raccontato di chi passava tra le vigne e controllava che tutto andasse bene, con il sole o con la pioggia. E di chi raccoglieva le uve pronte e lasciava le altre prendersi il loro tempo, fino al prossimo giro.

Ma, forse, alla fine, mi è piaciuto perché sono una inguaribile romantica…

[1] http://chateau-arche.fr/

Lo Château prende il nome da Francois Antoine Pierre d’Arche, che lo acquista nel 1733. Resta in mano alla famiglia d’Arche fino alla rivoluzione francese. In seguito, passa di mano in mano fino ad arrivare ai giorni d’oggi; quando, data la particolarità di questi vini e l’estensione del vigneto, viene acquistato da un gruppo di investitori.

2eme grand cru classè, secondo la classifica ufficiale dei vini di bordeaux del 1855; si trova al centro di un vigneto di circa 60 ettari, sulle colline del villaggio di Sauternes. La sua collocazione geografica garantisce un clima ideale per lo sviluppo della muffa nobile, la Botrytis Cinerea, indispensabile per produrre il Sauternes.

Il vigneto è piantato su terreni ricchi e vari, arenaria, argilla e limo, che garantiscono tutta una palette di aromi ai vini prodotti. Il suolo è costituito da arenaria in superficie, argilla ai fianchi dei pendii e limo alla base; permettendo di ottenere vini diversi e con caratteristiche ben specifiche.

La vigna è orientata su un asse nord-sud, di modo da ottenere la massima esposizione al sole lungo tutta la giornata.

L’età media della vigna è di circa 45 anni, divisa tra sémillion, sauvignon blanc e muscadelle. La vigna viene lavorata esclusivamente a mano, lungo tutto l’anno, e alla fine mediamente da ogni piede di vigna si producono circa due calici di vino. La vendemmia viene fatta in più passaggi, mano a mano che le uve arrivano al giusto stadio di maturazione e di attacco della botrytis.

[2] Olivia de Pinos, Maître de Chai dello Château D’Arche

[3] Costo 14,00 euro dal produttore, http://chateau-arche.fr/produit/prieure-darche/

[4] Costo 28,00 euro dal produttore

[5] Costo 45,00 euro dal produttore, http://chateau-arche.fr/produit/chateau-darche-lafaurie-2003/

 

Posted on: Novembre 20, 2018, by :