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BAROLO A MENO DI 40 EURO.

Vorremmo dedicare questa breve carrellata di Baroli a prezzi “popolari”, a quei pochissimi “sfortunelli” i quali, scegliendo un Barolo, non esigono come minimo un Giacomo Conterno Monfortino Riserva (oltre 1.000 euro a bottiglia), o un Giuseppe Mascarello e Figlio Monprivato Ca d’Morissio Riserva, (bottiglia sui 560 euro), o proprio al limite un Bartolo Mascarello Artist Label, (sui 430 euro).

Come dici Sara? Anche noi siamo tra questi pochissimi sfortunati? Ah, ecco… e io che pensavo che ormai “Lo Scaffale del Vino” avesse più abbonati del New York Times. Vabbè, pazienza. Magari il prossimo mese andrà meglio.

Nel frattempo, pur consapevoli che le persone alla ricerca un ottimo rapporto qualità/prezzo nell’approcciare un vino prestigioso come il Barolo siano in realtà un’esigua minoranza, abbiamo comunque deciso di provare ad assaggiare qua e là – privandoci del nostro “Conterno” quotidiano, per così dire – per venire appunto incontro a quei rarissimi individui così sfortunati da non potersi permettere i suddetti vini.

Ecco quindi una prima carrellata di Baroli più “popolari”. Ora, è pur vero che definire un vino che costa dai 30 ai 40 euro a bottiglia “popolare”, suona un po’ come suggerire al popolo di mangiare brioche quando è finito il pane. E se non ricordo male, per la cara Maria Antonietta (e soprattutto per la sua testa), le cose non si misero molto bene dopo aver fatto simili affermazioni. A volte, però, se domanda e offerta si incrociano così in alto, è perché – forse – esiste davvero un buon motivo.  Del resto, ognuno può credere ciò che vuole, ma che un vino che deve invecchiare almeno 3 anni di cui 18 mesi in bottiglia (da disciplinare) prima di essere disponibile sul mercato, possa costare 10 euro o meno a bottiglia, a me pare quantomeno un po’ improbabile.

Ça va sans dire che, qualora qualche sprovveduto frequentatore di supermercato decidesse di avventurarsi sotto questa fatidica soglia, lo farà a suo rischio e pericolo e sarà perseguibile per “lesa maestà”.

Barolo ‘Bussia’ 2016 – Giacomo Fenocchio

Da uve del vigneto “Bussia”. Vinificato in acciaio e affinato in botti grandi per 30 mesi. Rosso rubino brillante. Il passaggio in legno porta subito in evidenza al naso la vaniglia, che però è ben integrata e non coprente. Seguono le note di ciliegia sotto spirito, cacao e tabacco dolce. Sapore agile, abbastanza teso, con un tannino giovane ma che si riassesta sul palato piuttosto bene dopo i primi sorsi. Di complessità media, ha il suo punto di forza nell’eleganza e nella leggerezza. Buono lo spunto su primi piatti delicati. Un po’ in sofferenza su secondi più sapidi e complessi. Finale non lunghissimo, ma discretamente piacevole ed equilibrato.

€ 38 su Callmewine – voto 6

 

 

 

Barolo Palàs 2015 – Michele Chiarlo

Da uve situate in vari appezzamenti, in particolare Monforte d’Alba, Verduno e La Morra. Dopo 15 giorni di macerazione sulle bucce, riposa per 24 mesi in botti grandi. Rubino con qualche luminoso riflesso granato. Balsamico e lievemente etereo al naso, con erbe essiccate, fieno e spezie in rilievo. Il legno è chiaramente percepibile, ma misurato. Prevale la spezia sulla vaniglia. All’assaggio si presenta ematico e minerale. Emergono richiami alla terra e al sottobosco, sovrapposti ad un’acidità da piccola frutta rossa selvatica. Di buon corpo, ha un tannino elegante e un finale non lunghissimo, ma che lascia una notevole piacevolezza in bocca.

 

€ 27,5 su Callmewine – voto 7

 

 

 

 

Barolo di Serralunga 2015 – Ettore Germano

Dai cru Prapò, Cerretta e Lazzarito del comune di Serralunga d’Alba. Dopo 15 giorni di acciaio, passa 24 mesi in botti vecchie e almeno 18 in bottiglia. Rubino con tendenza al granato. Profilo olfattivo austero che inizia a svelarsi ad un paio di ore dall’apertura. In evidenza il lato floreale. Viola e rosa in primis. Sicuramente la terra ed il sottobosco, con note speziate dal legno della botte. Il sorso è sapido, caldo, con un tannino già rotondo ed evoluto. Corpo elegante, teso. Mediamente lungo. Non c’è un frutto netto in evidenza, ma in secondo piano emergono piccoli frutti rossi asprigni e arancia rosso sangue.

 

 

€ 33,5 su Callmewine – voto 7,5

 

 

 

Spirito di patata a parte (lo sapevate che questa espressione si usa perché dalle patate si ricava la vodka, cioè uno “spirito”, secondo alcuni scellerati, di basso livello…), rimangono da capire alcune questioni a mio avviso di non poco conto.

Primo, fino a dove possiamo spingerci nel cercare di non spendere troppo e quanto è lunga la lista di questi “Popular Barolos”? E a questo cercheremo di rispondere nelle prossime puntate qui sullo Scaffale.

E poi, più importante, queste bevute per tasche “leggermente meno capienti”, possono considerarsi come i passaggi fondamentali di un percorso di crescita per poi arrivare a degustare con maggiore consapevolezza (magari anche solo un bicchiere) di uno dei grandi Barolo mostri sacri dell’enologia italiana? A mio avviso la risposta è senz’altro affermativa. Ma come dire, a quanto pare anche il mondo del vino “non è bello se non è litigarello”, per cui…  ad ognuno la sua visione del mondo e buon Barolo a tutti.

Posted on: Settembre 12, 2020, by :

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