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Il Consumatore Romantico

Come si sceglie un vino?

C’è davvero un modo giusto per scegliere un vino? Voglio dire, come si sceglie bene un vino?

Perché, in fondo, un vino non è mai solo vino.

Una bottiglia, un calice, il suo contenuto, assumono, spesso, un significato che trascende il semplice vino.

E allora come si fa?

Spesso, quando non conosco un vino, io mi lascio guidare dall’etichetta, e non mi riferisco alle informazioni che riporta.

Mi riferisco proprio al suo aspetto.

Alle volte quell’etichetta rispecchia il mio stato d’animo, riaccende un’emozione, riporta alla memoria un ricordo piacevole.

A volte, invece, quell’etichetta parla di libertà, di indipendenza, di avventure, di lotte, di storia…

Ed ecco che quel vino trascende il suo essere vino per diventare un simbolo.

Il consumatore romantico

Mi è capitato di vivere una esperienza simile, qualche giorno fa, mentre prestavo servizio in ONAV.

Il tema della serata, condotta magistralmente da Alessandro Brizi, caporedattore de L’Assaggiatore, era Da Dom Pierre Pérignon a Carlo Marx: il Vino dei “Lumi”, ed è stata, per me, un’occasione in più per riflettere sul tipo di consumatore che sono.

Mi sono sempre ritenuta una consumatrice attenta soprattutto alla qualità, e ammetto che difficilmente compro un vino perché costa poco. Il che non vuol dire che compri solo vini costosi.

Intendo dire che, il prezzo della bottiglia non è la bussola sulla quale faccio affidamento per i miei acquisti.

Mi sono resa conto, in quella occasione che, spesso, sono una consumatrice “romantica” perché, al di là dell’indubbia qualità dei vini in degustazione, la bottiglia che mi è rimasta nel cuore, quella che mi ha colpito di più, è stata quella di un Cabernet Sauvignon italiano, per la precisione, toscano.

Toscana Cabernet Sauvignon IGT “Philip” 2015 – Mazzei, Castello di Fonterutoli.

Prima ancora della splendida etichetta e della particolare forma della bottiglia, mi ha colpito per il suo simbolismo.

Questo vino, che per altro si trova a circa 25 euro su diversi ecommerce, è dedicato per l’appunto a Philip Mazzei (Filippo Mazzei), avo dei Marchesi Mazzei, la cui storia in Italia è pressoché ignota, mentre è ben conosciuta all’estero e, soprattutto, in America dove viene considerato, in un certo senso, uno dei fondatori degli Stati Uniti d’America.

Amico di personaggi come Benjamin Franklin, Thomas Adams, George Washington, Thomas Jefferson, John Adams, James Madison, James Monroe ed anche George Wythe.

Medico, commerciante, seduttore e, soprattutto, pensatore liberale, quest’uomo cittadino, naturalizzato della Virginia, volontario delle prime ore nella guerra d’indipendenza americana, fu autore di diversi scritti contro la dominazione inglese, e alcune frasi dei suoi scritti furono addirittura utilizzate da Jefferson nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Quando il vino si fa simbolo

Questo vino, certo distante dai nostri gusti europei, guardato sotto questa ottica assume tutto un altro significato.

Mi piace credere che questo vino sia l’omaggio a qualcuno che ha creduto nell’indipendenza e nella libertà, anche di espressione, e che per questo ha girato il mondo e rischiato più volte di essere incarcerato per questo.

E, allora, ha senso anche che questo vino sia un omaggio ad uno stile decisamente americano.

Se così non fosse stato ne sarei rimasta grandemente delusa.

Concludendo

È probabile che il produttore mirasse proprio ad un pubblico “romantico”, e che io ci sia cascata in pieno.

Ma, comunque sia, seppur nel confronto con certi vini proposti in serata, come un Dom Perignon o un Margaux, non poteva uscire vincente, per me resta il vino più emozionante della serata!

“We hold these truths to be self evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness”

Posted on: Novembre 7, 2019, by :

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